Corriere del Ticino

«Io un protagonis­ta inatteso della finale? Faccio ciò che serve per aiutare la SAM»

- Fernando Lavezzo

Se sabato scorso la SAM Massagno avesse sbancato Friburgo in gara-1 della finale, Brunelle Tutonda sarebbe stato uno dei suoi eroi inattesi. Partito in quintetto in assenza dello squalifica­to Marko Mladjan, il 35.enne romando di origini angolane ha portato energia e punti. Stasera in gara-2, sempre alla St. Léonard (ore 19.30), ci sarà ancora bisogno di lui.

Per sottolinea­re la sua prestazion­e personale, Brunelle Tutonda ha scelto di pubblicare un video su Instagram, accompagna­to dalle parole del calciatore Chancel Mbemba, difensore congolese del Marsiglia: «Quand on me dit ``Chancel, tu vas jouer'', je suis là pour servir l'équipe». Insomma, anche se lo spazio ricevuto durante la stagione non è stato molto, nel momento del bisogno ci si deve mettere al servizio del gruppo. «Tanti amici e alcuni giocatori di altre squadre mi hanno scritto, chiedendom­i come mai quest'anno gioco poco, ma queste sono scelte che spettano all'allenatore», ci dice Brunelle. «Io faccio il massimo per farmi trovare pronto. Quando arriva un'occasione, cerco di sfruttarla al meglio. A volte stare in panchina è frustrante, non lo nego. Venendo a Massagno, sapevo che avrei avuto un minutaggio ridotto rispetto a Monthey, dove ho trascorso i quattro anni precedenti, ma non immaginavo che sarebbe sceso così. Ho comunque cercato di dare il massimo, di allenarmi bene e di mostrarmi profession­ale. La squalifica di Marko Mladjan è stata un duro colpo per la nostra squadra, così come l'infortunio di Yuri Solcà. Si tratta di due giocatori importanti. Ma improvvisa­mente ho avuto la possibilit­à di farmi valere. Prendo tutto

ciò che mi arriva, preoccupan­domi unicamente di ciò che posso controllar­e. Conosco bene le mie qualità, so cosa posso dare alla squadra».

Occasione mancata

I 13 punti segnati sabato da Tutonda, con l'80% dal campo e un 3 su 3 dalla distanza, non sono bastati alla SAM per centrare il colpaccio in gara-1. «Peccato, la vittoria era alla nostra portata, ma non siamo riusciti a portarla a casa. Abbiamo sempre saputo di essere molto vicini al Friburgo, ma sabato ci è mancato qualcosa, soprattutt­o a rimbalzo. L'Olympic ha avuto un numero eccesivo di seconde opportunit­à e inoltre abbiamo perso qualche palla di troppo. Si è discusso pure dell'arbitraggi­o, ma in generale ci sono stati diversi piccoli fattori che, sommati, hanno permesso agli avversari di vincere pur tirando male dalla

distanza. Una cosa è certa: anche loro sanno che contro di noi non avranno vita facile. In gara-2 dovremo giocare con la stessa intensità, correggend­o ciò che non ha funzionato. Il Friburgo non perdona gli errori. Te li fa pagare tutti».

Non è mai troppo tardi

Per Brunelle Tutonda è la seconda finale di playoff in carriera. La prima risale al 2019, quando militava nel Ginevra, sempre contro l'Olympic. In una serie persa 3-0, giocò soltanto un minuto. Oggi, a 35 anni, sta insomma sperimenta­ndo emozioni nuove. Una storia che si ripete, per lui, che la scorsa estate debuttò nella nazionale svizzera a 34 anni: «Ho iniziato a giocare a basket soltanto a 19 anni, molto più tardi rispetto alla maggior parte di chi arriva in LNA. Ho dovuto sgomitare per farmi spazio, davanti a me c'erano sempre

ragazzi più esperti. Sono abituato ad accettare il mio ruolo e a cogliere le occasioni che si presentano. L'estate scorsa, in Nazionale, mancavano tanti titolari e ho avuto la possibilit­à di mettermi in mostra, giocando parecchio. Anche se mi sto avvicinand­o alla fine della mia carriera, non ho ancora smesso di imparare e di crescere. È gratifican­te sapere che il lavoro paga, almeno un po'».

Calcio, musica e «street»

Prima di avvicinars­i alla pallacanes­tro, Brunelle ha giocato a calcio: «Poi ho messo un po' da parte lo sport per dedicarmi alla musica. Ora a calcio ci gioca mio fratello Dylan, nella U21 del Sion». I primi passi sotto canestro Tutonda li ha mossi a Meyrin. «Lì ho imparato come si gioca davvero, con le regole e gli schemi. Prima andavo spesso al campetto, praticavo un basket da strada. Dopo il primo anno a Meyrin, sono stato selezionat­o dalla Nazionale U20. Grazie al mio fisico e al duro lavoro, ho avuto subito delle belle soddisfazi­oni. Lo spirito dello street basket, però, non mi ha mai abbandonat­o. Fa parte della mia identità, come di quella del nostro leader alla SAM Massagno, Isaiah Williams. Certe cose ti restano dentro». Tant'è vero che Brunelle dedica parte del suo tempo anche al basket 3 contro 3: «Mi diverte molto, faccio anche parte della selezione rossocroci­ata che insegue il sogno olimpico, composta da una decina di giocatori. La SAM era disposta a lasciarmi volare ad Hong Kong per il torneo qualificat­ivo di metà aprile, ma poi hanno scelto Jonathan Dubas. Ci sarà ancora una tappa in Ungheria, sosterrò il gruppo come potrò». Ma prima c'è una finale da vivere fino in fondo. «E io mi farò trovare pronto».

 ?? ©KEYSTONE/ANTHONY ANEX ?? Brunelle Tutonda (numero 17) e compagni non nascondono la loro delusione dopo aver perso gara-1 a Friburgo per un solo punto.
©KEYSTONE/ANTHONY ANEX Brunelle Tutonda (numero 17) e compagni non nascondono la loro delusione dopo aver perso gara-1 a Friburgo per un solo punto.

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